
La notte in cui Cirò Marina ha rivissuto San Giuseppe e le sue tradizioni
Cirò Marina – La sera del 20 marzo, nella cornice della Chiesa di San Giuseppe in via Capo Alice, si è rinnovato uno dei momenti più sentiti dalla comunità: la festa di San Giuseppe, tra il calore del Focareddu, il rituale del Cummitu e la forza concreta della partecipazione popolare.
Una serata fredda che inizialmente sembrava rallentare l’affluenza. Ma con il passare delle ore, la piazza si è riempita: gente da Cirò Marina, dai paesi vicini come Torre Melissa, Cariati, Isola e da tutta la Calabria ha scelto di essere presente. Dopo cena, la partecipazione è esplosa, trasformando la festa in un vero momento collettivo.
Discepoli, simboli e una tavola piena di significato
Il tavolo del Cummitu quest’anno ha accolto figure simboliche al posto di quelle tradizionali. Non c’erano santi, come da consuetudine, ma discepoli: un gruppo misto di giovanissimi e adulti, tra cui il sindaco e presidente della Provincia di Crotone, Sergio Ferrari, il vicesindaco Piero Mercuri, e Francesco Chiarello, il giovane che ha impersonato un Gesù giovanissimo. Un modo semplice ma efficace per trasmettere il senso profondo del rito, adattandolo al presente.
L’accensione del Focareddu è avvenuta per mano di Morise, collaboratore del Gruppo San Giuseppe, insieme al sindaco e al Gesù giovane. Un gesto simbolico, partecipato, che ha dato ufficialmente inizio alla serata.
Pasta, vino e crispedde: tutti insieme, come una volta
Il Gruppo San Giuseppe ha servito pasta e fagioli, preparata con 16 chili di fagioli misti, accompagnata da formaggi e salumi. Sono stati consumati circa 90 litri di vino. Tutto offerto, tutto condiviso.
Le crispedde sono state le più attese: preparati 20 kg di impasto, servite 500 frittelle, con una fila lunghissima fino a tarda sera. La pasticceria L’Artigiana ha regalato 800 zeppoline di San Giuseppe. Anche una pizzeria ha contribuito, offrendo pizze calde per tutti.
Ma ciò che ha colpito davvero è stato il dono della gente: pacchi di pasta, bottiglie d’acqua, cassette di fagioli, Coca-Cola, aranciata. Tutto spontaneo. Perché a Cirò Marina, se c’è una cosa che non si è mai persa, è il senso di appartenere a qualcosa.
La tarantella che ha unito tutti
Il momento più forte è arrivato alla fine. Quando la cena era finita, il fuoco ardeva ancora e la musica suonava. Tutti hanno ballato la tarantella: i ragazzi, le famiglie, il sindaco, gli organizzatori, i cantanti. Nessuno escluso. Un girotondo antico e nuovo allo stesso tempo.
Un gruppo di ragazze ha ripreso la scena e Francesca, una di loro, ha pubblicato il video su TikTok, scrivendo una frase semplice ma potentissima:
“Andateci voi in discoteca. Noi aspettiamo le sagre di paese.”
Più di mille parole.
Gesti semplici che fanno la differenza
Due stand hanno reso la serata ancora più viva: quello dei ragazzi del catechismo della parrocchia San Cataldo, con decorazioni pasquali e primaverili per sostenere la ristrutturazione della chiesa madre; e quello del supermercato ARD Discount, che ha contribuito con prodotti e presenza.
L’anno scorso, con le offerte, è stato sistemato il tetto della Chiesa di San Giuseppe. Quest’anno, se sarà possibile, si punta a installare un impianto di videosorveglianza. Piccoli passi, fatti insieme.
Un grazie che non è di rito
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il lavoro, la fatica, il cuore di chi ci ha creduto fino in fondo.
Il Gruppo San Giuseppe – formato da Luciana Siciliani, Barbara Potestio, Cristina Ciampa, Lorella Armano, Gabriella Stasi, Barbara Stasi, Rosa Ciampa, Pino Scigliano, Giuseppe De Santo, Carmine Morise, Giuseppe Morise e Salvatore Renda – ha fatto molto di più che organizzare una festa. Ha rimesso in moto un’identità.
E ora? Si guarda avanti
Chi c’era lo sa: questa è la strada giusta. Lo hanno detto in tanti quella sera: “Dobbiamo farle vivere queste cose. E farle conoscere ai nostri figli.”
Il Gruppo San Giuseppe invita tutti, fin da ora, a mettersi a disposizione per l’anno prossimo. Anche con poco. Anche solo con presenza. Perché queste tradizioni non hanno bisogno di spettatori. Hanno bisogno di mani, voci, volti. Hanno bisogno di noi.
Perché a Cirò Marina, San Giuseppe non è solo una ricorrenza: è un modo per ricordarsi chi siamo. E ogni volta che il “Focareddu” si accende, la comunità si ritrova. Non per guardare indietro, ma per continuare, insieme.
Melania Guzzo










