
Se qualcuno nutriva dei dubbi sulla buona riuscita della 42ma Sagra della Sardella, motivata soprattutto dalla risaputa “dipartita” della gloriosa Pro Loco Crucoli (che fu), è stato puntualmente smentito.
Per l’ormai storica manifestazione crucolese, che da oltre quarant’anni prende vita nella seconda settimana di agosto, stavolta è scesa in campo in prima persona l’Amministrazione Comunale, che all’uopo ha coinvolto alcune associazioni del territorio, affidando ad ognuna un compito ben preciso, o meglio ad ognuna la gestione dei vari stand distributivi durante le due serate della Sagra.
E così, domenica 12 e lunedì 13, ne è venuta fuori un’edizione particolarmente ben riuscita, ordinata soprattutto, e quindi gradevole in ogni suo aspetto, sia in quello degustativo, sia in quello culturale, con l’intero centro storico preso diventato per due notti la meta preferita dei villeggianti saliti in collina appositamente.
Anche il servizio navetta istituito anche quest’anno dal Comune, con corse raddoppiate per entrambe le due serate, ha svolto appieno il compito per il quale è stato pensato fin dalla sua attivazione, cioè incentivare l’afflusso turistico da Torretta, in direzione Crucoli, e non viceversa come invece sta accadendo sempre più frequentemente.
Insomma quella crucolese è pur sempre la Sagra della sardella per antonomasia, per cui, come dice qualcuno, Pro Loco o no, associazioni o no, è un evento che si organizza (quasi) da solo, perché nei giorni che la precedono c’è sempre quel gruppo di emigrati che si incontra con i propri compaesani e comincia a parlare sul da farsi e sulle incombenze che la manifestazione richiede. Stessa cosa fanno le associazioni che per l’occasione si mettono a disposizione, stessa cosa ha fatto quest’anno, come dicevamo, il Comune per far si che una ormai consolidata tradizione non vada assolutamente perduta. Ed allora, ecco che anche in questo agosto che più torrido non si può, la Sagra della Sardella, alla sua quarantaduesima edizione, ha di nuovo ravvivato la centralissima Piazza Di Bartolo e le sue diramazioni verso il centro storico arroccato attorno al vecchio castello normanno. Protagonista indiscussa la nostra specialità, conosciuta in tutto il mondo (grazie anche ai tantissimi crucolesi emigrati oltralpe), in quello che da anni ormai ci piace definire un gustosissimo e piccante “percorso gastronomico” nel quale le migliaia di visitatori si tuffano per non perdersi niente delle varianti con cui la sardella locale viene tradizionalmente presentata.

Dalla sardella “spalmata” (e gratuita) sulla fetta di pane casareccio, accompagnata da un buon bicchiere di vino locale, oppure come condimento di un buon piatto di spaghetti (ma che dura fare una fila di mezzora o più con il caldo di questi tempi), passando per il panino con uova strapazzate, o le freselle con pomodoro. Non senza poi dirigersi alla distribuzione della frutta di stagione (fette di anguria, melone, uva), e i dolci tipici della tradizione crucolese, tanto per placare lingua ormai “infiammata”. Insieme, insomma, cittadini del posto, volontari del Gruppo Organizzativo Parrocchiale di Torretta, delle associazioni crucolesi Onda Jonica, Tutti per Crucoli e Donne di Crucoli (che hanno anche messo in mostra particolari lavori artigianali e la tradizionale “pacchiana” biti ), l’Amministrazione Comunale (che tra l’altro ha fatto realizzare delle magliette celebrative dell’evento), per una manifestazione che come al solito non ha deluso le aspettative e per due giorni ha reso protagonista del territorio il nostro piccolo borgo collinare. Così come protagonista è stata la musica: giovane e trascinante quella dei bravissimi Carboidrati (band cirotana sempre più apprezzata nei concorsi canori per gruppi emergenti di tutt’Italia), esibitisi davanti ad una piazza gremita domenica sera, tradizionale e tipicamente folk quella di Totò Gemelli, cantante popolare di Belcastro (CZ), lunedì 13. E tra balli e degustazioni graditissime, poco più avanti, lungo via Libertà, uno dei mestieri più antichi ed oggi purtroppo destinato al viale del tramonto, quello del fabbro, riproponeva le sue scene più affascinanti grazie a Domenico Tursi, ex dipendente del comune (per tutti era l’acquaiolo comunale), che dopo averlo praticato per decenni, non riesce proprio a staccarsene nemmeno oggi che è tranquillamente in pensione. Anche la sua improvvisata “froggia” attirava quindi l’occhio incuriosito dei turisti (e perché no, anche dei suo concittadini) nel mentre passavano lungo la strada per visitare le viuzze interne del paese.